Certo che ti aiuto!

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Faccio il mio lavoro da diversi anni, nella mia vita, ho sperimentato veramente tanti modi diversi di fare programmazione. Sono partito dalle superiori con il Visual Basic, e ricordo che avevo creato un piccolo giochino che a seguito di alcune scelte, generava azioni casuali. Niente di esagerato, ma almeno ci si poteva passare il tempo.

Senza rendermene conto, avevo iniziato ad appassionarmi alla programmazione molto più di quanto ti insegnano a scuola. Era una passione particolare, la cosa che probabilmente mi piaceva di più, era il fatto che una volta scritto un qualcosa (che per molti era completamente sconosciuto) compariva misteriosamente quello che si era progettato.

Se hai passione, non fatichi!

Ho sentito questa frase migliaia di volte. Alla fine, mi stavo anche convincendo che fosse vero, ma invece non è vero affatto. Il fatto che ti piaccia qualcosa, non significa che non devi comunque faticare per farla. Probabilmente è meno pesante compiere determinate azioni, ma la fatica si sente lo stesso.

Mi aiuti a sistemare questo? Mi aiuti a sistemare quello? Tanto tu sei bravo, che ti costa?

E alla fine, mi sentivo quasi in dovere nell’aiutare tutti il più possibile. Mi mettevo seduto, ascoltavo le parole del mio interlocutore e rimboccandomi le mani, iniziavo a capire e a snocciolare la soluzione che mi suggeriva il mio cervello.

Sicuramente è colpa mia. Forse per via della semplicità con la quale vado a spiegare la soluzione, suggerisce alle persona che ho aiutato che è tutto facile e che quindi non mi è costato nulla. Dovrei imparare a rendere più partecipi le persone delle mie fatiche, probabilmente.

Il fatto che ti aiuto, non significa che devo fare tutto io

Mi è anche capitato che, una volta completato un progetto, chi mi ha chiesto aiuto, spacciasse il lavoro fatto come farina del suo sacco. Io rimanevo ad ascoltare, come nella speranza che almeno per correttezza costui mi citasse come creatore dell’opera. Ma quando mai?

Ovviamente vengo ringraziato e premiato, ma perché non si fa mai veramente un’analisi di quanto è stato fatto? La prima domanda che mi viene in mente è, “saresti stato veramente in grado di farcela senza il mio aiuto?”.

Non è riconoscimento che voglio, ma vorrei un po’ più di onestà e soprattutto calma. Molto spesso vengo ingaggiato come se si trattasse di una questione di vita o di morte. C’è un’enfasi catastrofica durante la spiegazione del progetto, un’ansia spaventosa durante la realizzazione, e alla fine, ottengo un misero grazie.

Ma avete idea di quanto stress ho dovuto subire? Devo passare ore e ore a pensare al fatto che se dovessi sbagliare in qualcosa, rischierei di indurre chi sto aiutando nel fallimento. Potrei semplicemente ripetermi “beh, dopotutto, ci hai provato, poteva farselo da solo”, ma non ci riesco, ogni volta che prendo un impegno è come se contraessi un debito.

Ogni promessa è debito?

Per come la vedo io, sì. Non riuscirei mai a pensare di aver perso credibilità, non tanto nei confronti di chi sto aiutando, nemmeno nei confronti della società. La cosa che più mi spaventa, è perdere credibilità nei miei confronti. In tutti questi anni, ho dovuto faticare veramente tanto per tentare di aumentare la mia autostima.

Mi sono sempre messo alla prova, ho sempre tentato di capire se quello che stavo facendo, fosse o meno una sfida sufficientemente impegnativa per mettermi veramente in discussione.

Ogni volta che completavo qualcosa di semplice, il mio unico pensiero era: “Vabbè, che ci voleva? Grazie che ci sei riuscito!”. Ammetto che dopotutto, è un buon modo per crescere, cerchi sempre cose più difficili e impari sempre cose nuove.

E se sbagli, cosa succede?

Ecco, è questo il problema. Ammettere la sconfitta è qualcosa che per il mio modo di essere, è estremamente più doloroso. Proprio a causa del rischio continuo a cui mi sottopongo ad ogni mia scelta, l’autostima messa in gioco è sempre piuttosto elevata.

Io ho sempre visto la questione come una specie di punteggio. Ogni vittoria mi fa guadagnare un punto, mentre ogni sconfitta, purtroppo… me ne fa perdere 2.

Sono troppo critico? Probabilmente sì, ma non posso farne a meno, sono fatto così.

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